Nell’anno Olimpico è sempre un Mondialino
13 apr 2010 | Di: Renato Negro | Categoria: EditorialiIn questi giorni del Mondiale di curling maschile a Cortina, mi sono spesso domandato quale sia la ragione che spinga il WCF a perseverare nel voler organizzare il Mondiale di curling. Voglio però subito chiarire cosa intendo dire per non essere attaccato come il solito Renato critico, polemico, guerrafondaio e perennemente insoddisfatto. Nulla sia chiaro da dire in merito all’organizzazione cortinese. Preparata, organizzata e con un immenso valore aggiunto che sono stati tutti gli straordinari volontari di Cortina e non. Ovviamente ragiono sugli aspetti tecnici e di conseguenza sul livello degli atleti presenti. I team in gara, eccezione fatta per il Canada, in molti casi non erano neanche paragonabili al livello Olimpico. In altri casi, vedi Germania, i team sono arrivati, se reduci da Vancouver, palesemente spompati e con poca voglia di agonismo. Non da poco anche lo scarso stimolo creato dalla regola che il Mondiale post Olimpico non da nessun punteggio utile alla qualificazione per le Olimpiadi a seguire. La mia analisi, poi, non tralascia anche un pensiero verso le modalità di preparazione pre Olimpica. Chi tra voi è più esperto sa bene che ci si prepara per un evento importante con un tabellino di marcia con una crescita ben precisa. Non è quindi neanche immaginabile, con uno stesso team, pensare ad una preparazione atletica e psicologica che possa prevedere il picco più alto del livello in febbraio e poi poterlo riportare al top 60 giorni dopo. A questo punto la voglia irrefrenabile di controllare a chi viene assegnato il Mondiale uomini nell’anno Olimpico non vi nascondo mi prende. Ma, vuoi per il fatto che non ci sia tanto da ravanare o perché mi piace pensare che a Cortina tutto in assoluto sia stato di altissimo livello, preferisco non perdere altro tempo. C’è tanto altro a cui pensare e fare per migliorare il curling in Italia. Andiamo avanti.
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