La triste storia di una Biella senza curling

Era l’autunno del 2006 quando incontrai per la prima volta Paolo Mosca. Da alcuni mesi nell’ambiente del curling correva questo nome. Qualcuno alle mie domande rispose che Paolo era un professore di educazione fisica molto conosciuto e stimato nel biellese e non solo. Ma in quei giorni c’era un gran dire su Paolo perché, terminate le olimpiadi torinesi, si era messo in testa una cosa bizzarra ma affascinante. Chi conosce Mosca sa che quando il professore ha una cosa in testa si fermerà solo dopo averla realizzata. Così stava accadendo anche per questa sua nuova sfida. A Biella era riuscito a coinvolgere nel suo sogno due vecchi amici, Enzo Fabris e Renzo Trifiletti, e da quel momento il treno dei sogni poteva partire. Trovarono un capannone industriale in disuso nella Biella di via Rigola e si avviarono i lavori di ristrutturazione. Del mio primo incontro con Paolo Mosca ho ancora viva la sensazione di entusiasmo che sapeva trasmettermi. Come sempre lui garbato e generoso nel rispetto e nell’educazione. Come sempre io realista, razionale, diretto forse così tanto diretto e sincero da rendere impossibile ogni sorta di simpatia nei miei confronti. Lui mi ringraziava per averlo entusiasmato con le mie telecronache olimpiche sul curling. Io che replicavo augurandomi che anche in futuro, con l’avventura di un curling center, il suo entusiasmo non si convertisse in un volermi stramaledire. Il 15 gennaio 2007, dopo tanto penare, in via Rigola l’impianto del curling, e di un modesto spazio per il pattinaggio, era inaugurato. Da quel momento le due piste a disposizione hanno visto tanti nuovi appassionati salire sul ghiaccio per la prima volta e poi continuare in squadra nei vari campionati. Nel frattempo dal 2010 Paolo continua a partecipare ma lascia a Carlo Carrera l’incarico di responsabile della gestione sportiva. Giusto così. Dopo le fatiche degli inizi e il proseguo della crescita è giusto cedere il passo e riprendere fiato. Io stesso a Torino ho lasciato ad altri questa incombenza. Se si crede che è il club a contare e non le persone così deve essere. In questo caldo mese di agosto però da Biella arriva una triste verità. Il palaghiaccio non riaprirà più. Devo sottolineare che a oggi sia la proprietà che la gestione sportiva non avevano mai dato ufficialità alla triste notizia. Anzi, sul sito del Biella curling è in buona evidenza una scritta che da appuntamento a tutti i tesserati per il prossimo ottobre. Cercando però in Internet mi sono imbattuto in una inserzione di vendita immobiliare dove è offerto l’impianto di via Rigola. Il tutto è corredato anche da immagini fotografiche e quindi ho la certezza che le voci di rischio chiusura siano ormai diventate una tragica realtà. L’annuncio è stato pubblicato su Internet in due diversi momenti. Nel luglio scorso compariva anche  la richiesta economica di 600 mila euro trattabili. Poi, nei giorni scorsi, lo stesso annuncio è stato ricomposto allo scopo di non rendere più pubblico l’importo, ma ormai la tracciabilità di Internet non consente margini di errore. Un impianto sportivo che all’inaugurazione aveva richiesto un investimento abbondante di un milione di euro oggi viene offerto per altri usi al 50% di sconto. Che dire… misteri della bolla immobiliare. Sia ben chiaro, comunque vada la vicenda, che nessuno vuole e può contestare l’operato della proprietà fatta di persone che hanno aperto il loro portafoglio personale e investito su uno sport come il curling troppo povero per nascere e continuare a esistere dall’impegno di privati. Sì, è certo vero che già alla partenza si poteva realizzare un’impiantistica più economica e maggiormente sostenibile ma così è andata. Non è più questo il momento di trovare un colpevole e poi di colpevoli non c’è ne sono. Tutti a Biella desideravano che le cose potessero andare diversamente ma oggi resta un solo pensiero rivolto a quegli appassionati biellesi che dovranno macinare tanti chilometri a Torino e Pinerolo per continuare ostinatamente questa passione per il curling. L’estate non è ancora finita e il sangue di San Gennaro potrebbe ritornare liquido.

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