Olimpiadi di Sochi -13

Oggi a -13 giorni dai Giochi Olimpici parliamo di sci.
La notizia di queste ultime ore in merito all’incremento del numero di atleti italiani che andranno a Sochi per la squadra di sci ci obbliga quasi a pensare che le regole non sempre vengono rispettate e molto spesso possono subire delle variazioni, volendo, in corsa. E quando parlo di regole faccio riferimento a quanto imposto dalla FISI, ad inizio stagione, sui criteri di qualificazione olimpica. Cosa scrisse la FISI? Gli atleti qualificati per Sochi dovranno ottenere almeno un piazzamento entro il 6° posto nelle competizioni mondiali oppure 2 piazzamenti entro l’ottavo. Seguendo questi criteri da inizio stagione solo 10 atleti avevano raggiunto la qualificazione.Proprio ieri a Cortina si è anche aggiunta Daniela Merighetti con un’ottima prestazione che gli è valsa l’ottava posizione in classifica. Ma è proprio di ieri la notizia che il Comitato Olimpico ha alzato il numero degli atleti del contingente italiano a 18 (o 19). Chi segue lo sci sa bene che ci saranno ancora 2 competizioni utili ad ottenere la qualificazione in questo fine settimana ma, anche se in queste ultime gare preolimpiche non arrivassero dei piazzamenti nella top ten da parte dei nostri atleti, la Federazione dello Sci italiana chiuderà entrambi gli occhi dimenticando di aver scritto un regolamento e manderà comunque a Sochi atleti senza meriti. Intanto il tecnico della Nazionale azzurra Claudio Ravetto nelle recenti interviste continua a non risparmiare niente e nessuno dicendo apertamente come la pensa. E non è sicuramente, in vista dei risultati di Sochi, una visione ottimistica dichiarando che i nostri sciatori non hanno la giusta rabbia e troppo spesso si sono accontentati di arrivare, come massimo risultato, entro i primi 10. Una volta c’è troppo ghiaccio, un’altra la neve è troppo molle, in notturna la visibilità è troppo ridotta. Intanto gli atleti delle altre nazioni arrivano, e troppo di frequente, sempre prima di noi. La differenza, secondo Ravetto, sta nel saper prendere più rischi cosa che i nostri sciatori non vogliono fare. E c’è anche chi colpevolizza i media della carta stampata e i commentatori della televisione troppo poco critici verso le performance dei nostri azzurri. Anche questo può diventare uno stimolo.

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