La polizia scozzese vicina a ritrovare la medaglia di Rhona Martin

Di recente, sulla vicenda del furto al Museo di Dumfries, ci sono stati nuovi sviluppi. Ricordiamo, per chi non ha seguito, che il 30 aprile del 2014 dei ladri erano entrati nel museo e tra le tante cose rubate hanno portato via anche alcuni cimeli di curling. Un furto stimato in 34 mila sterline e tra questi la medaglia d’oro vinta nel 1924 a Chamonix da William Jackson e quella di Rhona Martin conquistata alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002. Questi oggetti del curling erano stati prestati al museo in quei giorni perché a Dumfries si giocava il Mondiale Senior e Doppio Misto.

Ma tornado alle ultime notizie è stato reso noto che la polizia ha messo sotto inchiesta per il furto 3 uomini e pare che parte della refurtiva sia stata recuperata. Di certo però mancano all’appello ancora le medaglie d’oro. La polizia continuerà le sue indagini sperando che, stimolati dal compenso in denaro messo a disposizione da Rhona Martin, qualcuno voglia aiutare le autorità a ritrovare le medaglie. E’ sicuramente una tristissima storia e una interminabile attesa per la Campionessa Olimpica scozzese. Il sogno di una vita conquistato in una indimenticabile notte del 2002 a Salt Lake City.

La Nazionale della Gran Bretagna era formata da Rhona Martin, Debbie Knox, Janice Rankin, Fiona Mc Donald e Margaret Morton. Un team molto forte ma che di certo non immaginava di arrivare a conquistare un risultato così prestigioso. Invece quella notte del 2002, per la finale, incollarono alla televisione, sino a tarda ora, un numero incredibile di spettatori non solo scozzesi. Ancora oggi Rhona Martin ricorda quel momento e quel risultato così impossibile in particolare contro le canadesi che giocavano con il grande stimolo di vincere, oltre alla medaglia, molti moltissimi dollari. Cifre che possono cambiare la vita. Mentre le scozzesi, come ama dire spesso Rhona, giocavano per un piatto di lasagne o poco più. Il ritorno a casa poi fu un vero spettacolo. Già all’arrivo a Heathrow una folla di sbandieratori era lì pronta ad attenderle. Anche le alte cariche di governo andarono ad omaggiarle con il primo ministro di allora Tony Blair che inviò subito alla squadra un fax che diceva: “Avete catturato l’immaginario di tutto il Regno Unito”. E non mancò di complimentarsi neanche la Regina consegnando alla squadra l’onorificenza MBE (Ordine Cavalleresco dell’Impero Britannico). Poco dopo, ancora a caldo, si parlò anche di Hollywood interessata a preparare un film con Julia Roberts per riprendere questa storica conquista. Ma poi non se ne fece nulla. Oggi questo gruppo di “casalinghe superstar”, come vennero allora chiamate di frequente, vive una vita ormai lontana dal ghiaccio e dal curling. La prima, quasi subito, a lasciare è stata Fiona McDonald che oggi è responsabile commerciale nella vendita di auto a Inverness. Di Janice Rankin si sa che è molto impegnata come mamma di quattro figli e vive dalle parti di Elgin. Debbie Knox ancora per molti anni ha seguito come allenatrice il curling. Oggi vive a Edimburgo dove lavora per la società di investimenti Standard Life. La riserva di quella squadra, Margaret Morton, poco dopo il ritorno da quelle olimpiadi del 2002 non continuò ad avere rapporti con il gruppo. Ma è anche vero che non riuscì a sopportare di aver vissuto l’esperienza olimpica solo come riserva dichiarando poco dopo che ammirava tutto il team non per la loro personalità ma solo per quel risultato sportivo raggiunto. Di Rhona Martin sappiamo tutto o quasi. Dal suo divorzio alle pesanti difficoltà economiche che la costrinsero ad una vita non facile. Ritornò comunque alla ribalta per il suo impegno come allenatrice della Nazionale junior, concluso solo di recente nella stagione passata, e nel ruolo di commentatore per il curling alle Olimpiadi di Vancouver ai microfoni della BBC. Un po’ per tutte queste ragazze qualche penna velenosa si affrettò a scrivere “la maledizione del curling”. Una sfortuna che per la Martin ancora non si è estinta. Oggi Rhona non chiede altro di poter ritornare a stringere quella medaglia che rappresenta quasi tutta la sua vita.

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