Anche il silenzio può fare rumore

Con questo articolo riprendiamo la triste storia sull’impiegato della Federazione Ghiaccio accusato di aver sottratto fondi della Fisg. Oggi dopo circa 3 anni la giustizia ha fatto il suo corso e le sentenze del Tribunale hanno scritto il finale della storia. Volutamente tralasceremo di indicare il nome dell’imputato perché non vogliamo infierire sulla vita di una persona ma solo dare notizia agli affiliati della federazione in merito a come si è conclusa, o come si potrebbe concludere, questa vicenda.

I fatti: Con la sentenza in primo grado del Tribunale di Roma del 1/12/2011 si accertava che l’ex impiegato Fisg, dal 31/1/2008 al 24/3/2011, era riuscito a sottrarre, dal conto PostePay Fisg, la somma di 313.676 euro. Somme che la federazione riceveva a titolo di tesseramenti, affiliazioni e multe da parte delle società sportive. L’imputato in tutti i vari gradi di giudizio ha sempre ammesso di essersi appropriato della somma in contestazione, mai restituita, dichiarando che tale azione era, da lui, ritenuta giusta in conseguenza ad una vertenza giuslavoristica tra lui e la Fisg. Per brevità diciamo: la sentenza di primo grado del 1/12/2011 dichiarava l’imputato colpevole condannandolo alla pena di anni 4 e 6 mesi di reclusione poi ridotta nei vari gradi di giudizio a 2 anni e 2 mesi. Anche la sentenza della Corte d’appello di Roma del 10/5/2013 non portava modifiche riconfermando così la pena inflitta. Andando a leggere poi le motivazioni presentate con il ricorso, dibattuto in udienza pubblica il 21/10/2014, emergono anche aspetti curiosi su come la giurisprudenza inquadra il ruolo e l’operatività della Fisg. In sostanza nel ricorso presentato dagli avvocati della difesa avv. Adelmo Manna e Piergiorgio Manca questi hanno provato a dimostrare che il loro assistito aveva sottratto fondi, come da sentenza, delle società sportive per tesseramenti, multe e affiliazioni e non soldi arrivati dal C.O.N.I. a favore dell’attività pubblica di promozione sportiva della Fisg. Questa tesi è importante perché inquadra e scompone il ruolo della Federazione Ghiaccio in 2 realtà ben distinte con una funzione pubblica e una privata. E riprendendo le citazioni ufficiali si dice: “L’attività attraverso la quale una Federazione sportiva si procura i mezzi finanziari, ricevendo i contributi dei propri soci (privati, club e società) e gestisce tali mezzi, è estranea all’esercizio dell’attività sportiva e, conseguentemente, è espressione del dinamismo privatistico della Federazione che, in tale settore, non opera come organo del C.O.N.I. ma come persona giuridica privata. Ne consegue che i suoi amministratori non rivestono la qualità di pubblici ufficiali nel momento in cui non esercitano una pubblica funzione.” Questo non è di certo un passaggio da poco in quanto il reato di cui è accusato l’ex impiegato, se svolto come pubblico ufficiale, porta ad una condanna per peculato. Al contrario, se è dimostrato che non si tratta di un ruolo da pubblico ufficiale, la condanna può essere emessa per appropriazione indebita. In sostanza se i soldi arrivano dalle società sportive sono di finalità privata mentre se sono soldi del CONI sono pubblici. E’ chiaro che nelle somme sottratte ci possano essere anche dei soldi arrivati dal CONI ma, se si riuscisse a quantificare la cifra CONI, solo quella peserebbe per una condanna per peculato. Per questo ricorso della difesa, che ovviamente contiene anche altri aspetti difensivi, l’avv. della Fisg Cesare Lacanica ha chiesto che venisse rigettato. Un’altra forma di rifiuto è stata presentata dall’avv.Guido Valori per conto di CONI e CONI Servizi ma la sua memoria è stata presentata fuori tempo massimo. Comunque, a sentenza, il ricorso presentato dai legali dell’imputato è stato rigettato accogliendo la richiesta dell’avvocato Fisg. A chiusura, il Tribunale della Corte Suprema di Cassazione della Sesta sezione penale di Roma, sul ricorso, dichiara che all’ex impiegato viene riconosciuto il ruolo di incaricato di un Pubblico Servizio e la condanna viene emessa per appropriazione indebita aggravata. Pesa per la difesa la richiesta dei danni da liquidarsi in separata sede ma anche la concessione di una provvisionale di 50 mila euro a favore di  ciascuna parte civile (Fisg, Coni e Coni Servizi). Inoltre per quanto riguarda solo l’ultimo ricorso presentato anche qui è andata molto male per l’imputato con la condanna al pagamento delle spese processuali e a 4 mila euro a favore di tutte le parti civili. In conclusione non sta di certo a noi giudicare o emettere sentenze ma è difficile comprendere come l’ex dipendente Fisg potesse lavorare per conto di una federazione ed in un ruolo di responsabilità quando lo stesso ex impiegato subì una sospensione cautelare come dipendente C.O.N.I. (dal 3/2/1989 al 31/1/1994) a seguito di una condanna penale poi andata in prescrizione per superamento dei tempi limite di giudizio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. Continuando la navigazione ne consentirai l'utilizzo. Per maggiori informazioni consulta la Cookies Policy...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi