Franco Zumofen: Senza Persone al Potere solo il nulla

Riprendiamo e inseriamo in evidenza quanto ha scritto Franco Zumofen come riflessione in merito all’articolo di Rodger Schmidt. Una replica bella e rispettosa che conosce e comprende,e parzialmente condivide, la visione di Rodger. Ma questo è lo sport moderno ed anche il curling deve soddisfare precise esigenze commerciali. Come sempre ogni cosa ha il suo prezzo.

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Durante la mia settennale e proficua collaborazione con Rodger Schmidt, “incallito purista del curling”, ho sempre avuto la massima attenzione ai suoi pensieri e alle sue idee e sono certo che anche in futuro continuerò ad avere la dovuta considerazione verso le sue rispettabili opinioni.
Sul piano puramente tecnico le sue riflessioni sono senz’altro condivisibili ma è più difficile, per non dire impossibile almeno per me, invece aderire alla sua visione se la questione è posta sul piano politico, argomento oltremodo importante per lo sviluppo e la crescita del movimento in campo internazionale.
Nella sua analisi Rodger ricorda le così dette Persone al Potere (PaP) e certamente per motivi di comprensibile coerenza e riservatezza evita di menzionare il CIO (con sede in Svizzera), la WCF (Scozia), il consorzio di promozione sportiva INFRONT (Svizzera) e soprattutto le Televisioni, strumento attraverso il quale il curling si era fatto timidamente conoscere. Da qui, visto il crescente interesse propagatosi fra gli sportivi nordamericani europei giapponesi e australiani (3 continenti e 25 nazioni affiliate rappresentavano la soglia di sbarramento per presentare la richiesta d’ammissione olimpica) parte la richiesta di inserire il curling come disciplina olimpica. Il Comitato Olimpico tenne in doverosa considerazione per il curling anche della partecipazione ai “giochi bianchi” del 1924 di Chamonix e, come disciplina dimostrativa, anche la partecipazione ai Giochi Olimpici di Albertville del 1988. Ma in quel momento non possiamo sottovalutare la determinante caparbietà e la capacità persuasiva dell’allora presidente WCF Guenther Hummelt. I membri del CIO non esitarono ad elevare il curling al rango di Sport Olimpico (eravamo al Congresso CIO Barcellona 1992).
Proprio nel 92 la WCF poteva annoverare 25 Nazioni associate (minimo necessario per una disciplina olimpica). Ricordo che per avere una nazione in più, su insistente richiesta di Guenther, c’era stato anche un mio personale e modesto tentativo per coinvolgere l’organizzazione sportiva della Repubblica di San Marino. Tentativo purtroppo miseramente fallito. Dopo 23 anni, e dopo aver vissuto ben 5 Olimpiadi (Nagano, Salt Lake, Torino, Vancouver, Sochi) e goduto di audience televisive esplosive (Torino docet), altre 28 nuove Nazioni, in gran parte attratte dalla TV, si sono poi affiliate alla WCF. Ma purtroppo resta totalmente deludente il numero dei tesserati che, per quanto mi è dato da sapere, attualmente risultano essere circa 1.400.000 dei quali i soliti 900.000 curlers residenti in Canada. E’ abbastanza scontato che Il curling è, e rimarrà, uno sport di nicchia ed è con questa realtà che bisogna misurarsi (l’invidiato fenomeno canadese è un caso unico e anche per me tutt’ora inspiegabile).
E’ abbastanza ovvio ed evidente che ai così detti PaP poco importa di quanti sono i tesserati mondiali del curling perché il loro interesse primario è soddisfare l’audience televisivo olimpico e promuovere degli sport che “bucano” il teleschermo. Evidentemente, per nostra fortuna, anche il curling appartiene a questa categoria. Conferma di tutto questo il prossimo debutto olimpico della “Mixed Doubles”. So bene di parlare di una specialità che può anche non incontrare il godimento di tutti i cultori del curling anche se per l’Italia dovrebbe comunque rappresentare una grandissima chance (Ungheria insegna). Sicuramente il Double Mixed è stato inserito nel programma olimpico dopo accurati studi soprattutto da parte dei responsabili televisivi del CIO e sulla possibile compatibilità affinché le 2 specialità del Curling possano coabitare utilizzando un solo impianto/stadio olimpico. Per assecondare questa opportunità, e conseguente convivenza, WCF doveva intervenire con molto tatto nelle proprie normative per “accorciare” un poco il tempo e “rosicchiare” anche qualcosa al curling tradizionale per far sì che anche il torneo olimpico di Double Mixed potesse trovare il suo giusto e dignitoso spazio (pare 10/12 squadre, forse qualcuna in più… sperare non è vietato). L’introduzione del LSD, del DSC, l’inserimento del risultato finale in parità, l’abolizione dei tiebreaks multipli sono tutti accorgimenti per ottenere la riduzione dei tempi di gioco.
E’ chiaro che questa impostazione e programmazione viene/sarà applicata a tutti i Campionati Internazionali organizzati dalla WCF i cui interessi promo & pubblicitari dal 2005 sono curati dalla già citata INFRONT Sport Marketing.
Questo Marketing Manager ha a sua volta inderogabili esigenze. Se, pur con qualche diversità alle normative olimpiche, INFRONT deve cercare e trovare accordi redditizi con gli sponsor, gestire la conseguente promozione propagandistica per conto della WCF, pretendere l’inserimento di intermezzi pubblicitari durante la partita (pause giustamente non gradite ai giocatori in quel momento impegnati in campo) e molte altre importanti competenze. Come si vede anche le esigenze dei PaP hanno le loro ragioni. Infine voglio ricordare che il CIO riconosce la così detta solidarietà olimpica alle Federazioni Internazionali (vedi WCF) anche in base alle ore e l’audience televisivo riscontrato. Si tratta di soldoni nel vero senso della parola, e sono queste le risorse che permettono poi a WCF di coprire i notevoli costi che comportano le riprese e l’irradiazione televisiva di Campionati Mondiali, Campionati Europei, Campionati Asiatici, Wheelchair, Double Mixed, Junior ecc. oltre a concorrere al saldo di altre spese previste nei protocolli delle varie manifestazioni sempre più impegnative e raffinate.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per avvalorare che tecnica e politica difficilmente riescono a fare il medesimo percorso parallelamente, specialmente quando di mezzo c’è “l’argent”, ma ognuno deve fare degli sforzi che alla fine permetta e aiuti lo sviluppo e la promozione della nostra attività in modo positivo.
Al termine della mia oltre ventennale collaborazione con la WCF ai notevoli balzi di qualità che questa Federazione Internazionale ha compiuto, sia a livello organizzativo che d’immagine, mi considero fortunato dì aver avuto l’opportunità di convivere questa esperienza e spero tanto che l’escalation della WCF continui sempre più proficuamente.
Per quanto mi riguarda personalmente comunque rimane aperto un grande quesito al quale, a tutt’oggi, non ho trovato una risposta adeguata: adesso che, con il notevole supporto sicuramente determinante della TV, il curling si è fatto conoscere in tutto il mondo e l’audience televisiva sale, ed a ogni stagione aumenta anche il numero dei paesi affiliati, purtroppo però il numero dei tesserati stagna ovunque. Mi chiedo quindi quale potrebbe essere il metodo, l’iniziativa migliore e/o il marchingegno da utilizzare e se, al limite estremo, a quale Santo bisogna rivolgersi per attrarre più praticanti attivi sul ghiaccio. Portare a far provare le emozione che il curling giocato trasmette piuttosto di assistere alla partita in TV sbadigliando seduti in poltrona a casa? La prossima volta che vedrò Rodger c’è già pronto un argomento da ridiscutere per l’ennesima volta. Cari saluti. Franco Zumofen

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