I ragazzi della Diaconia Valdese Curling

Sabato scorso sul ghiaccio di Pinerolo si giocava per le finali del titolo italiano. Un momento importante per il curling nazionale ma allo stesso tempo nella pista accanto i presenti potevano assistere ad un momento di curling altrettanto significativo. In pista, contro una rappresentativa pinerolese, per la prima volta, dopo alcune lezioni di curling, un team di ragazzi del Gambia e della Sierra Leone erano impegnati in uno sport per loro culturalmente molto lontano. Ma si impegnavano e riuscivano ad ottenere anche le loro prime soddisfazioni con qualche punto meritatamente conquistato.Questi nuovi amici si chiamano James Bangura, Joseph Fornie, Seedia Ceesay, Edward Assine, Keita Kebba e Lamin Camara. E non me ne vogliano se ci può essere qualche errore nell’averli citati. Ne parliamo perchè dietro questo momento di sport c’è molto di più. C’è la storia di questi giovani ragazzi scappati dalle guerre, dalle persecuzioni ma in particolare dalla povertà e dalla totale privazione di qualsiasi sogno. Una condizione che imponeva loro di non poter rivolgere lo sguardo verso il futuro che alla loro età vuol dire il nulla. Era il 15 ottobre scorso quando molti tra loro sono arrivati a Lampedusa dopo un lungo e rischioso viaggio sul gommone. Poi l’arrivo in valle come richiedenti asilo seguiti dall’assistenza valdese.Molti tra loro si sono avvicinati al ghiaccio e danno assistenza tecnica nella gestione del Palazzetto Olimpico assunti con contratti di lavoro. Poi è arrivata dalla gestione del palacurling la proposta di avvicinarsi al curling con l’opportunità di formare una squadra che per il momento mantiene come nome provvisorio Diaconia Valdese Curling. Questa esperienza di squadra formata da ragazzi africani non è la prima in assoluto sul territorio piemontese. Nel 2004 il CUS Torino e i Draghi Curling di Torino avevano avviato qualcosa di molto simile con 2 squadre ( maschile e femminile) camerunensi. Ma in quella circostanza si trattava di giovani arrivati a Torino per frequentare l’università. Tutt’altra storia rispetto ai ragazzi della Diaconia Valdese.

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