Corea del Sud: Quanti sacrifici per una medaglia d’argento

Anche la Corea del Sud sarà in gara in questo Mondiale femminile di North Bay che inizia domani. Torniamo a parlare della Corea per una intervista, uscita in questi giorni sul Korea Joongang Daily. Parla il coach della squadra femminile la signora Kim Min-Jung. E’ un’ottima intervista molto vera e per nulla banale sui sacrifici, l’impegno e le critiche che sono il prezzo da pagare per aver conquistato la medaglia d’argento alle Olimpiadi 2018.
Kim Min-Jung è la figlia di quel coreano di cui abbiamo già raccontato in precedenza (Kim Kyung-doo) che negli anni 90, a sue spese, andò in Canada per scoprire ed imparare il curling. Con il suo ritorno in Corea del Sud nasce il curling in questo Paese. Anche il marito (Jang Ban-seok) della coach Min-Jung è coinvolto alle Olimpiadi come tecnico della squadra di Mixed Doubles.
Per l’impegno di tutta la famiglia, Kim Min-Jung nell’ultimo anno pre-olimpico ha dovuto lasciare il figlio di 3 anni alla nonna. La stessa coppia in quel periodo ha avuto modo di vedersi solo una volta al mese dandosi appuntamento nell’aereoporto internazionale di Incheon. E già così in molti avrebbero buttato la spugna ma non Kim Min-Jung che ancora insegue il suo sogno.

D: Ha avuto difficoltà a trattare con i media durante le Olimpiadi?
R: Ho dovuto più volte chiedere di essere comprensivi. Ricordo anche qualche domanda spesso fuori luogo come quando, dopo le prime 3 gare vinte, mi chiedevano a quante vittorie della squadra coreana pensavo si potesse arrivare. E’ chiaro che i giornalisti non sapevano quanto ci eravamo preparate per le Olimpiadi. Non ci potevamo accontentare. Nelle interviste ho spiegato che volevamo scrivere una nuova e importante pagina del curling coreano.
D: Togliere i cellulari agli atleti durante le Olimpiadi è stata una scelta degli atleti stessi oppure imposta?
R: Personaggi come Kevin Martin ci aveva consigliato di interrompere le influenze esterne durante i Giochi. Le ragazze hanno accettato e si sono attrezzate con gli MP3 per l’ascolto della musica. Poi dopo la prima gara, quando i media hanno saputo di questa privazione, i telefonini sono stati riconsegnati alle ragazze ma non ne hanno fatto molto uso.
D: In Corea si dice che la famiglia Kim sta prendendo tutto. Inteso come se il curling fosse un affare di famiglia. Ha sentito questa opinione?
R: Sì l’ho sentita. Ma cosa pensano che ci stiamo guadagnando. Io personalmente sarei imbarazzata se facessi tutto questo per profitto. Mio padre ha usato i suoi soldi e si è sacrificato per il curling in Corea. Io voglio continuare il lavoro di mio padre per dimostrare che non è stato un errore.
D: E le ragazze della squadra come vivono questo clima?
R: Le ragazze sanno delle tensioni in atto tra la Federazione di Curling Coreana e Lo Sport e Olimpic Commitee (KSOC) di cui la nostra Federazione adesso fa parte. Poco prima delle Olimpiadi un membro del Comitato (KSOC) aveva parlato con le ragazze chiedendo loro cosa ne pensassero di un curling in Corea sotto il controllo di una famiglia. Le ragazze si arrabbiarono molto per questa domanda.
D: Durante una partita di selezione olimpica tra squadre coreane, lei è stata espulsa dall’arena durante una gara. Cosa era successo?
R: Sì, era il primo turno preliminare e qualcuno non qualificato era stato nominato arbitro. Durante la partita le nostre avversarie hanno toccato un sasso ma l’arbitro non è intervenuto. Ho chiesto di visionare le riprese ma lo stesso arbitro mi ha risposto che non era consentito. Io ho alzato la voce e lui mi ha allontanato dall’arena.
D: Vuol dire che l’arbitro non ero qualificato?
R: Di recente c’era stato un annuncio della Federazione coreana per reclutare arbitri di 1º livello. Oltre a me si sono presentati altri 12. L’arbitro che mi ha punito era uno di questi. Al mio ritorno dai Mondiali forse riceverò un’azione disciplinare ma intendo fare ricorso.
D: Quali sono le sue attuali preoccupazioni?
R: Non abbiamo ancora raggiunto un grande livello di gioco anche se in molti pensano l’esatto contrario. Poi l’attenzione su di noi è troppo alta più di quanto mi aspettassi. Abbiamo pianificato un periodo di riposo prima dei Mondiali in Canada. Oggi però sono preoccupata.
D: In che modo le ragazze gestiscono l’impatto di questo cambiamento
R: Per fortuna il Team non è così tanto emotivamente coinvolto. Penso di dovergli concedere ancora più momenti per il divertimento. In preparazione abbiamo lavorato molto sul posizionamento delle prime stone di gioco e questo con migliaia di lanci. Prima delle Olimpiadi le ho anche preparate ad un maggiore controllo espressivo. Se traspare la delusione in quello che si è fatto con una mimica facciale la cosa porta sconforto ai compagni di squadra.
D: Quante persone adesso sono interessate in Corea al curling?
R: Negli sport non popolari come il curling si deve continuare la promozione organizzando e ospitando eventi di livello. Solo in questo modo, come è stato da noi anche con il pattinaggio artistico, l’onda olimpica può continuare.

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