WCF: La bilancia sempre più spostata verso l’Asia e il Pacifico

E dopo l’evento Olimpico coreano gli assetti di controllo e di sviluppo del curling Mondiale si stanno spostando verso l’area asiatica. Sicuramente in tal senso giocano un ruolo determinante anche le prossime sedi delle Olimpiadi invernali e quindi anche il curling rientra nei programmi degli investimenti sullo sport. Forti segnali, ma anche qualcosa di più, arrivano dalla Cina che ha già ufficializzato di voler realizzare 500 impianti del ghiaccio. Il curling sino ad oggi in Cina (nato solo nel 2003) è stato praticato da un numero di atleti estremamente contenuto ma adesso la pianificazione sportiva cinese ha deciso di espandersi in modo molto popolare verso i grandi numeri. Il discorso non vale solo per il curling ma anche per tutte le altre discipline del ghiaccio. Una prima azione è già stata resa nota con la nascita di una Coppa del Mondo di curling. Si tratterebbe di un evento, finanziato dalla stessa Cina, che dovrebbe iniziare già il prossimo anno in settembre/ottobre. A questa Coppa del Mondo dovrebbero partecipare 16 Nazionali e sarebbe strutturato in 4 tornei realizzati il primo e l’ultimo di finale in Cina mentre il secondo e il terzo in altre parti del Mondo. Il numero di nazioni partecipanti (16) dovrebbe essere anche un anticipo sulla variante dell’attuale e annuale World Championship. Già in questa attuale edizione il numero delle squadre è salito a 13 per portare una terza nazione asiatica. In futuro con 16 il numero dei Team dell’area Asia Pacifico è volutamente destinato a crescere. In quell’area le attuali escluse interessate sono Hong Kong, Australia, Nuova Zelanda e Taipei (Qatar e Kazahstan fanno parte di quella Federazione ma non sono ancora in grado di sostenere un Mondiale di livello). Su tutte le scelte e le decisioni a venire l’Europa non ha voce. Come molti ricorderanno ECF (European Curling Federation) è stata chiusa nel 2012 e quindi siamo totalmente nelle mani di WCF o, come sempre più evidente, WCFPacific-Asia. E’chiaro che il curling non può rappresentare una eccezione e come tutti gli sport si sposta dove gli interessi, anche economici, chiamano.Tutto questo significa un incremento degli introiti sui diritti televisivi. Ma non solo. Paesi come la Cina possono dare un forte impulso alle vendite di materiale tecnico e Goldline, Asham e Balance attendono impazienti che quanto detto si realizzi. Per non parlare poi di un bacino che avrà la necessità di essere supportato con allenatori e tecnici del ghiaccio canadesi. Tutto questo potrebbe anche essere il bene del curling ma l’Europa senza una figura univoca, rappresentata da un suo vertice federale europeo, non ha la forza per crescere e neanche di mantenere il suo livello attuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *