Olimpiadi 2026: La speranza in una scelta logica

Oggi giornata di riflessione sulla scelta della candidata italiana ai prossimi giochi del 2026. Speriamo che domani il CONI decida per il meglio. Ma quando parliamo del meglio in questi momenti di crisi economica ci auguriamo che il CONI non dimentichi che Torino nel 2006 si impegnò e seppe realizzare delle strutture di eccellenza ancora oggi presenti e parzialmente attive o comunque riattivabili. Pensiamo quindi allo stadio del ghiaccio per le gare di hockey. Una struttura progettata dall’architetto Arata Isozaki e realizzata dal 2003 al 2005. Un costo di 87 milioni di euro. Pista ghiaccio con 14350 posti a sedere per il pubblico.
Oval per la velocità a pista lunga. La più grande struttura coperta sportiva esistente in Italia. Una superficie ghiacciata di 400 metri di lunghezza per 12,6 in larghezza con 8500 posti per il pubblico.
Il Palavela per l’artistico e lo short track: una struttura realizzata per Italia 61 e poi ristrutturata per il 2006 su progetto di Gae Aulenti. Uno spazio circolare di 130 metri con 8244 posti per il pubblico.
Pista bob e slittino a Cesana Pariol: oggi smontata ma pronta per essere reinstallata. 19 curve con un dislivello di 144 metri per una lunghezza di 1411 metri. Per alimentare il suo sistema di refrigerazione sono necessari 50 tonnellate di refrigerante in glicole. Costo 110 milioni di euro.
Poi i 2 trampolini a Pragelato dove oggi è solo presente il più piccolo ma è reinstallabile il più grande.
E parliamo solo delle strutture particolari e forse più costose. Di frequente in progettazione non si pensa al rischio che l’inverno olimpico possa essere senza neve naturale. Anche su questo Torino si era dotata di bacini acqua artificiali per alimentare eventualmente i cannoni spara neve.
Questo ultimo tema non è cosa da poco se si prende come riferimento uno studio recente del canadese Daniel Scott che ha dichiarato che a causa del surriscaldamento globale realtà come Chamonix, Innsbruck, Sarajevo, Grenoble, Squaw Valley, Sochi e Garmish dopo il 2050 corrono il grosso rischio di non vedere la neve al disotto dei 1800 metri. Un rischio che pare corra anche la prossima edizione olimpica di Pechino.
Detto questo ricordiamo a tutti che le Olimpiadi sono un evento pesantemente a carico delle collettività e quindi di tutti noi. Torino con l’investimento di circa 3 miliardi del 2006 ha pagato questo durissimo prezzo perché quindi non ritornare a riutilizzare questo investimento? Reinvestire in strutture low cost realizzate dalle ditte italiane come avvenuto per Sochi a chi serve? Sappiamo bene che dopo non ci sarà mai il loro riutilizzo. Credo che sia logico pensare di utilizzare quello che già si ha ed è stato già pagato dalle nostre tasche. Il resto è solo politica ma i debiti rimangono sulla nostra schiena.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *